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Advocacy partecipata
Le istanze della rete piemontese per la disabilità
Dal lavoro delle associazioni nascono richieste concrete ai decisori pubblici. Ogni istanza parte da un'area di attenzione, attraversa una criticità rilevata e si traduce in una proposta rivolta a chi ha il potere di agire.
Focus
Criticità
Istanza
Focus 1
Sostegni alle famiglie
Ma sulla famiglia si riversano spesso carichi che ha difficoltà a sopportare a lungo o che la condizionano profondamente in altre scelte e rinunce. Per essa vanno ideati nuovi supporti e rafforzate le politiche, ad iniziare dalla genitorialità, forniti servizi innovativi alle necessità strumentali, come pure di sollievo e di emergenza, favorite l’informazione e il supporto all’uso consapevole di istituti di tutela/amministrazione di sostegno e altro sia utile alla qualità delle relazioni e dei ruoli.
Lo scenario atteso è un sistema di politiche pubbliche che, anche assieme al terzo settore, garantisca servizi, supporti e sostegni alle famiglie con una o più persone con disabilità tali da garantire la costruzione di progetti di vita inclusivi, sollevare i sovraccarichi assistenziali dei caregiver familiari e riconoscerne i ruoli, favorire e incentivare la formazione professionale degli operatori e la consapevolezza dei cittadini.
Lo scenario atteso è un sistema di politiche pubbliche che, anche assieme al terzo settore, garantisca servizi, supporti e sostegni alle famiglie con una o più persone con disabilità tali da garantire la costruzione di progetti di vita inclusivi, sollevare i sovraccarichi assistenziali dei caregiver familiari e riconoscerne i ruoli, favorire e incentivare la formazione professionale degli operatori e la consapevolezza dei cittadini.
Il sistema di welfare italiano poggia ancora in misura determinante sulle famiglie, configurando un modello di sussidiarietà in cui il nucleo familiare supplisce alle carenze dei servizi pubblici.
Secondo una recente indagine OIL-Federcasalinghe (2025 su dati 2024), in Italia il 71% del lavoro di cura non retribuito (cura della casa, dei figli e di altri familiari) è svolto dalle donne. Questo ruolo agisce come un potente freno all’occupazione femminile: nonostante il livello di istruzione sia spesso medio-alto, l’82,6% delle intervistate non svolge lavoro retribuito per prendersi cura della famiglia. Tale decisione, in quasi il 74% dei casi, deriva da una necessità e dalla mancanza di alternative, piuttosto che da una scelta. Per molte intervistate è scattato una sorta di effetto trappola: alla nascita dei figli circa il 46,5% ha lasciato l’occupazione retribuita per dedicarsi al lavoro di cura. Con il tempo gli impegni verso i figli diminuiscono, ma aumentano quelli rivolti ad adulti e anziani (autosufficienti e non): meccanismo all’origine di un continuum di lavoro di cura non retribuito che si protrae per tutto il corso della vita. Il maggior cumulo di mansioni grava soprattutto sulle donne di età compresa tra i 30 e i 59 anni (60%), che spesso si trovano schiacciate dalla necessità di curare simultaneamente diverse generazioni (ad esempio figli e genitori anziani) nel cosiddetto effetto sandwich. E ancora: sono soprattutto le donne ad occuparsi, come caregiver, di adulti e anziani non autosufficienti tra le mura di casa (90,6%), con un impegno orario di gran lunga superiore a quello osservato tra tutti gli altri lavoratori di cura.
L’impatto di questa scelta obbligata non è solo lavorativo, ma anche economico e sociale.
Le statistiche Eurostat (su dati ISTAT 2024) calcolano che le persone con disabilità di 16 anni o più a rischio di povertà o esclusione sociale siano, in Italia, il 31,2%, a fronte del 21,4% di chi non ha limitazioni.
In questo quadro i trasferimenti sociali (prestazioni e indennità) rappresentano uno strumento importante per contenere il rischio di povertà tra le persone con disabilità. Nel 2024, infatti, l’83,8% delle persone con disabilità di età pari o superiore a 16 anni sarebbe stato a rischio di povertà se non fossero stati erogati trasferimenti sociali, che includono pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento (contro il 42,4% delle persone senza limitazioni); mentre dopo tali trasferimenti il tasso di rischio di povertà scende al 19,6% per le stesse persone con disabilità (contro il 17,7% delle persone senza limitazioni). L’impatto dei trasferimenti risulta più significativo in Italia che nella media europea, dove il rischio di povertà tra le persone con disabilità passa dal 78,3% al 24,5% prima e dopo i trasferimenti.
Fonti:
Secondo una recente indagine OIL-Federcasalinghe (2025 su dati 2024), in Italia il 71% del lavoro di cura non retribuito (cura della casa, dei figli e di altri familiari) è svolto dalle donne. Questo ruolo agisce come un potente freno all’occupazione femminile: nonostante il livello di istruzione sia spesso medio-alto, l’82,6% delle intervistate non svolge lavoro retribuito per prendersi cura della famiglia. Tale decisione, in quasi il 74% dei casi, deriva da una necessità e dalla mancanza di alternative, piuttosto che da una scelta. Per molte intervistate è scattato una sorta di effetto trappola: alla nascita dei figli circa il 46,5% ha lasciato l’occupazione retribuita per dedicarsi al lavoro di cura. Con il tempo gli impegni verso i figli diminuiscono, ma aumentano quelli rivolti ad adulti e anziani (autosufficienti e non): meccanismo all’origine di un continuum di lavoro di cura non retribuito che si protrae per tutto il corso della vita. Il maggior cumulo di mansioni grava soprattutto sulle donne di età compresa tra i 30 e i 59 anni (60%), che spesso si trovano schiacciate dalla necessità di curare simultaneamente diverse generazioni (ad esempio figli e genitori anziani) nel cosiddetto effetto sandwich. E ancora: sono soprattutto le donne ad occuparsi, come caregiver, di adulti e anziani non autosufficienti tra le mura di casa (90,6%), con un impegno orario di gran lunga superiore a quello osservato tra tutti gli altri lavoratori di cura.
L’impatto di questa scelta obbligata non è solo lavorativo, ma anche economico e sociale.
Le statistiche Eurostat (su dati ISTAT 2024) calcolano che le persone con disabilità di 16 anni o più a rischio di povertà o esclusione sociale siano, in Italia, il 31,2%, a fronte del 21,4% di chi non ha limitazioni.
In questo quadro i trasferimenti sociali (prestazioni e indennità) rappresentano uno strumento importante per contenere il rischio di povertà tra le persone con disabilità. Nel 2024, infatti, l’83,8% delle persone con disabilità di età pari o superiore a 16 anni sarebbe stato a rischio di povertà se non fossero stati erogati trasferimenti sociali, che includono pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento (contro il 42,4% delle persone senza limitazioni); mentre dopo tali trasferimenti il tasso di rischio di povertà scende al 19,6% per le stesse persone con disabilità (contro il 17,7% delle persone senza limitazioni). L’impatto dei trasferimenti risulta più significativo in Italia che nella media europea, dove il rischio di povertà tra le persone con disabilità passa dal 78,3% al 24,5% prima e dopo i trasferimenti.
Fonti:
- OIL, Federcasalinghe, Il lavoro di cura non retribuito in Italia. Risultati dell’indagine OIL-Federcasalinghe. Messaggi principali, Roma, Ufficio internazionale del lavoro, 2025. URL: ilo.org/sites/default/files/2025-10/rapporto_oil-federcasalinghe_messaggi.pdf (consultato il 12/02/2026).
- Eurostat, Disability statistics - poverty and income inequalities, URL: ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Disability_statistics_-_poverty_and_income_inequalities (consultato il 12/02/2026).
Le istanze sono in fase di aggiornamento
...saranno disponibili a breve
Focus 2
Abitare sociale
Le persone con disabilità (ma anche le persone anziane) incontrano una particolare necessità di sostegni alla domiciliarità, all’abitare, magari in autonomia o in co-housing, e nel costruire o mantenere relazioni essenziali con la loro comunità. Le politiche e i servizi sono chiamati a supportare e incentivare queste relazioni, a garantire al meglio l’accesso alle opportunità, a garantire supporti e sostegni al dignitoso abitare, a contrastare in ogni modo l’isolamento e la segregazione, fissando anche criteri e condizioni affinché i servizi per l’abitare (strutture, istituti, Rsa, comunità) non siano segreganti.
Al contempo vanno anche supportate le premesse che rendano sostenibili e praticabili esperienze di vita adulta dignitosa, di abitare in autonomia o in co-housing, da sperimentare e praticare per un numero sempre maggiore di persone con disabilità. Questo è possibile con l’attivazione di politiche, servizi e sostegni coordinati, continuativi e coerenti, anche rafforzando normative già delineate.
Al contempo vanno anche supportate le premesse che rendano sostenibili e praticabili esperienze di vita adulta dignitosa, di abitare in autonomia o in co-housing, da sperimentare e praticare per un numero sempre maggiore di persone con disabilità. Questo è possibile con l’attivazione di politiche, servizi e sostegni coordinati, continuativi e coerenti, anche rafforzando normative già delineate.
Il contesto dell’abitare sociale in Piemonte risulta fortemente condizionato dall’andamento demografico regionale, che si caratterizza per un progressivo invecchiamento della popolazione (con un indice di vecchiaia tra i più alti d’Europa), direttamente correlato all’aumento delle condizioni di non autosufficienza.
Secondo un recente studio commissionato dalla Regione Piemonte all’Università Bocconi di Milano (2025), sono 265.908 i piemontesi con più di 65 anni non autosufficienti. Di questi, 33.954 sono ospiti delle residenze sanitarie assistenziali (RSA), 58.806 vengono seguiti dai servizi di assistenza domiciliare e 452 fruiscono dei centri diurni. Resta quindi una quota molto ampia di anziani non autosufficienti, pari ad oltre 170 mila persone, che non beneficia di nessuna forma di presa in carico pubblica. Il risultato è di delegare interamente alle famiglie l’assistenza quotidiana e continuativa dei loro congiunti non autosufficienti, spesso senza sostegni economici o strutturali.
Rispetto al tema del “Dopo di Noi” (legge 112/2016), e quindi ai percorsi per favorire la deistituzionalizzazione e l’autonomia delle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive del sostegno familiare, nel primo quinquennio di applicazione la Corte dei Conti (2022) ha evidenziato criticità strutturali sia a livello nazionale che locale. La platea dei beneficiari reali è risultata, infatti, estremamente esigua: circa 8.400 persone in tutta Italia a fronte di un bacino di 100-150 mila potenziali beneficiari, segnalando una difficoltà nella spesa dei fondi e una frammentazione degli interventi che ostacola l’emancipazione abitativa. Il Piemonte, in questo quadro, si è distinto positivamente per la capacità di spesa e rendicontazione, ricevendo il totale delle risorse ripartite tra le Regioni (in controtendenza rispetto al dato nazionale che ha visto una percentuale di erogazione effettiva ferma al 76,4%). Per le annualità 2016-2020 il Piemonte ha ricevuto circa 22,5 milioni di euro impiegati in prestazioni rivolte a circa 1.600 beneficiari. Le tipologie di intervento maggiormente adottate nella Regione sono i programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile, e i percorsi programmati di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine o per la deistituzionalizzazione.
Più in generale, i dati Eurostat (fonte ISTAT 2023-2024) evidenziano come, anche in Italia, le persone con disabilità affrontino rischi di deprivazione abitativa maggiori rispetto alla popolazione senza limitazioni. Sebbene, infatti, l’incidenza dei costi venga mitigata, nel nostro Paese, dall’alta percentuale di case di proprietà, le persone con limitazioni gravi affrontano, in percentuali superiori rispetto a chi non ha limitazioni, difficoltà nel mantenere l’abitazione adeguatamente riscaldata (13,3% vs 8,0% di chi non ha limitazioni) e problemi strutturali in casa, come infiltrazioni dal tetto, umidità nelle pareti, infissi deteriorati (24,6% vs 16,0%).
Fonti:
Secondo un recente studio commissionato dalla Regione Piemonte all’Università Bocconi di Milano (2025), sono 265.908 i piemontesi con più di 65 anni non autosufficienti. Di questi, 33.954 sono ospiti delle residenze sanitarie assistenziali (RSA), 58.806 vengono seguiti dai servizi di assistenza domiciliare e 452 fruiscono dei centri diurni. Resta quindi una quota molto ampia di anziani non autosufficienti, pari ad oltre 170 mila persone, che non beneficia di nessuna forma di presa in carico pubblica. Il risultato è di delegare interamente alle famiglie l’assistenza quotidiana e continuativa dei loro congiunti non autosufficienti, spesso senza sostegni economici o strutturali.
Rispetto al tema del “Dopo di Noi” (legge 112/2016), e quindi ai percorsi per favorire la deistituzionalizzazione e l’autonomia delle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive del sostegno familiare, nel primo quinquennio di applicazione la Corte dei Conti (2022) ha evidenziato criticità strutturali sia a livello nazionale che locale. La platea dei beneficiari reali è risultata, infatti, estremamente esigua: circa 8.400 persone in tutta Italia a fronte di un bacino di 100-150 mila potenziali beneficiari, segnalando una difficoltà nella spesa dei fondi e una frammentazione degli interventi che ostacola l’emancipazione abitativa. Il Piemonte, in questo quadro, si è distinto positivamente per la capacità di spesa e rendicontazione, ricevendo il totale delle risorse ripartite tra le Regioni (in controtendenza rispetto al dato nazionale che ha visto una percentuale di erogazione effettiva ferma al 76,4%). Per le annualità 2016-2020 il Piemonte ha ricevuto circa 22,5 milioni di euro impiegati in prestazioni rivolte a circa 1.600 beneficiari. Le tipologie di intervento maggiormente adottate nella Regione sono i programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile, e i percorsi programmati di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine o per la deistituzionalizzazione.
Più in generale, i dati Eurostat (fonte ISTAT 2023-2024) evidenziano come, anche in Italia, le persone con disabilità affrontino rischi di deprivazione abitativa maggiori rispetto alla popolazione senza limitazioni. Sebbene, infatti, l’incidenza dei costi venga mitigata, nel nostro Paese, dall’alta percentuale di case di proprietà, le persone con limitazioni gravi affrontano, in percentuali superiori rispetto a chi non ha limitazioni, difficoltà nel mantenere l’abitazione adeguatamente riscaldata (13,3% vs 8,0% di chi non ha limitazioni) e problemi strutturali in casa, come infiltrazioni dal tetto, umidità nelle pareti, infissi deteriorati (24,6% vs 16,0%).
Fonti:
- Farina G., Oltre 170 mila anziani piemontesi non autosufficienti a carico delle famiglie, Quotidiano Piemontese, 3 Novembre 2025, URL: quotidianopiemontese.it/2025/11/03/anziani-piemonte-non-autosufficienti-studio-bocconi (consultato il 10/02/2026).
- Corte dei Conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, Attuazione delle misure previste dalla legge 22 giugno 2016, n. 112, volte a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità grave prive di sostegno familiare - Fondo “Dopo di noi”, Deliberazione 23 dicembre 2022, n. 55/2022/G, URL: corteconti.it/Download?id=a35e07e2-f775-47b7-8834-60981babf756 (consultato il 10/02/2026).
- Ministero del lavoro e delle politiche sociali e INAPP, Terza Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 22 giugno 2016, n. 112. Dopo di noi. Anno 2019 e aggiornamenti parziali anni successivi, trasmessa alla Camera dei Deputati il 1° febbraio 2024, URL: camera.it/temiap/2024/03/12/OCD177-7039.pdf (consultato il 10/02/2026).
- Eurostat, Disability statistics - housing conditions, URL: ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Disability_statistics_-_housing_conditions (consultato il 12/02/2026).
Le istanze sono in fase di aggiornamento
...saranno disponibili a breve
Focus 3
Vivere il territorio
Fra le possibili azioni - una gamma straordinariamente ampia - vanno sicuramente pensati e ripensati interventi a favore dell’accessibilità (fisica, sensoriale, dell’informazione, della comprensione, della godibilità) del patrimonio dei territori e delle comunità, ma anche interventi di mediazione per l’inclusione nelle opportunità offerte alla generalità dei cittadini; interventi di mediazione per l’inclusione delle persone in attività ludiche, motorie, teatrali e coreutiche e tanto altro.
Lo scenario atteso è un contesto in cui le politiche e i servizi siano in grado di ampliare opportunità, accoglienza, relazioni qualificanti e aumentare la profittabilità, anche attraverso interventi di mediazione, delle risorse culturali e del tempo libero, come pure dell’impegno civile e di volontariato. Gli interventi sono sia di natura programmatoria e di indirizzo che di ripensamento di molte disposizioni già vigenti.
Lo scenario atteso è un contesto in cui le politiche e i servizi siano in grado di ampliare opportunità, accoglienza, relazioni qualificanti e aumentare la profittabilità, anche attraverso interventi di mediazione, delle risorse culturali e del tempo libero, come pure dell’impegno civile e di volontariato. Gli interventi sono sia di natura programmatoria e di indirizzo che di ripensamento di molte disposizioni già vigenti.
Vivere il territorio significa anzitutto potervi accedere. Tuttavia, la partecipazione alla vita culturale e ricreativa resta preclusa nel nostro Paese ad una vasta quota di cittadini.
Dalle statistiche Eurostat (su dati ISTAT 2022) emerge che, in Italia, oltre il 90% delle persone con disabilità di 16 anni e più non ha partecipato nell’ultimo anno ad eventi culturali o sportivi, in netto distacco rispetto alle persone senza limitazioni. Concentrando l’attenzione solo sulla fascia di età tra i 16 e i 44 anni, la quota di giovani adulti con disabilità che hanno dichiarato di essere andati al cinema, di aver assistito ad uno spettacolo dal vivo o di aver visitato un sito culturale almeno una volta nei 12 mesi precedenti si attesta al 25,3%, a fronte del 54,0% delle persone senza limitazioni. Le maggiori criticità si riscontrano per la fruizione degli spettacoli dal vivo (teatro, concerti, balletto), che coinvolge solo il 3,4% dei giovani adulti con disabilità (vs il 27,9% dei pari età senza limitazioni), e per la visione di eventi sportivi (11,2% vs 22,0%).
Nel Rapporto annuale ISTAT 2024 (su dati 2022) emerge che oltre sei istituti museali su dieci sono intervenuti per consentire l’accesso e la fruizione alle persone con disabilità assicurando servizi igienici a norma o collocando rampe, cunei o scivoli per superare dislivelli; un terzo delle strutture si è dotato di pavimenti antiscivolo o antiriflesso per facilitare il percorso di visita degli spazi espositivi. Oltre a rimuovere le barriere architettoniche, molti musei, siti e monumenti hanno adottato soluzioni volte a facilitare la fruibilità degli spazi e delle collezioni. Il 41,1% delle strutture si è dotato di segnaletica esterna e interna a grandi caratteri e corredata di pittogrammi per gli utenti con difficoltà nella lettura. Solo una piccola quota di istituti mette a disposizione degli utenti con disabilità sensoriali o comunicativo-relazionali mappe tattili (8,5%) o mappe in Comunicazione Aumentativa Alternativa (2,4%). Solo il 5,9% dei musei ha introdotto, nelle sale espositive, video in LIS con sottotitoli in italiano e voce narrante. Su dieci strutture censite, soltanto una mette a disposizione cataloghi o note in Braille, pannelli con disegni a rilievo, carte esplicative tattili o segnaletica podo-tattile per agevolare la fruibilità delle esposizioni. Circa l’11% dei musei organizza programmi e percorsi di visita dedicati o ricorre all’ausilio di un addetto che supporti e assista i visitatori con limitazioni fisiche o psichiche.
Per tutti gli indicatori considerati, i musei dei grandi centri urbani presentano un livello di accessibilità quasi tre volte superiore a quello dei musei collocati nei piccoli e medi centri. Inoltre, per tutti gli aspetti individuati, le strutture museali pubbliche garantiscono una maggiore accessibilità degli spazi, del patrimonio e delle attività rispetto a quelle gestite da privati. In generale, infine, la propensione inclusiva dei musei è proporzionale alla loro capacità di attrarre pubblico: quanto maggiore è il numero di visitatori, tanto più elevata risulta la presenza di supporti e facilitatori.
Fonti:
Dalle statistiche Eurostat (su dati ISTAT 2022) emerge che, in Italia, oltre il 90% delle persone con disabilità di 16 anni e più non ha partecipato nell’ultimo anno ad eventi culturali o sportivi, in netto distacco rispetto alle persone senza limitazioni. Concentrando l’attenzione solo sulla fascia di età tra i 16 e i 44 anni, la quota di giovani adulti con disabilità che hanno dichiarato di essere andati al cinema, di aver assistito ad uno spettacolo dal vivo o di aver visitato un sito culturale almeno una volta nei 12 mesi precedenti si attesta al 25,3%, a fronte del 54,0% delle persone senza limitazioni. Le maggiori criticità si riscontrano per la fruizione degli spettacoli dal vivo (teatro, concerti, balletto), che coinvolge solo il 3,4% dei giovani adulti con disabilità (vs il 27,9% dei pari età senza limitazioni), e per la visione di eventi sportivi (11,2% vs 22,0%).
Nel Rapporto annuale ISTAT 2024 (su dati 2022) emerge che oltre sei istituti museali su dieci sono intervenuti per consentire l’accesso e la fruizione alle persone con disabilità assicurando servizi igienici a norma o collocando rampe, cunei o scivoli per superare dislivelli; un terzo delle strutture si è dotato di pavimenti antiscivolo o antiriflesso per facilitare il percorso di visita degli spazi espositivi. Oltre a rimuovere le barriere architettoniche, molti musei, siti e monumenti hanno adottato soluzioni volte a facilitare la fruibilità degli spazi e delle collezioni. Il 41,1% delle strutture si è dotato di segnaletica esterna e interna a grandi caratteri e corredata di pittogrammi per gli utenti con difficoltà nella lettura. Solo una piccola quota di istituti mette a disposizione degli utenti con disabilità sensoriali o comunicativo-relazionali mappe tattili (8,5%) o mappe in Comunicazione Aumentativa Alternativa (2,4%). Solo il 5,9% dei musei ha introdotto, nelle sale espositive, video in LIS con sottotitoli in italiano e voce narrante. Su dieci strutture censite, soltanto una mette a disposizione cataloghi o note in Braille, pannelli con disegni a rilievo, carte esplicative tattili o segnaletica podo-tattile per agevolare la fruibilità delle esposizioni. Circa l’11% dei musei organizza programmi e percorsi di visita dedicati o ricorre all’ausilio di un addetto che supporti e assista i visitatori con limitazioni fisiche o psichiche.
Per tutti gli indicatori considerati, i musei dei grandi centri urbani presentano un livello di accessibilità quasi tre volte superiore a quello dei musei collocati nei piccoli e medi centri. Inoltre, per tutti gli aspetti individuati, le strutture museali pubbliche garantiscono una maggiore accessibilità degli spazi, del patrimonio e delle attività rispetto a quelle gestite da privati. In generale, infine, la propensione inclusiva dei musei è proporzionale alla loro capacità di attrarre pubblico: quanto maggiore è il numero di visitatori, tanto più elevata risulta la presenza di supporti e facilitatori.
Fonti:
- ISTAT, Rapporto annuale 2024. La situazione del Paese, Roma, 2024.
URL: istat.it/wp-content/uploads/2024/05/Rapporto-Annuale-2024.pdf (consultato il 13/02/2026). - Eurostat, Disability statistics - leisure and social participation,
URL: www.ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Disability_statistics_leisure_and_social_participation (consultato il 13/02/2026).
Le istanze sono in fase di aggiornamento
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Focus 4
Lavorare per crescere
Il lavoro è comunque essenziale nella costruzione dell’identità e del ruolo. Se ciò è rilevante per chiunque, lo è ancora di più per le persone con disabilità. Nell’ambito della promozione del lavoro e del suo mantenimento vi sono certamente utili spazi di azioni del privato sociale, della società civile, delle organizzazioni sindacali, ma le politiche pubbliche per l’impiego mantengono il loro ruolo centrale. Queste meritano attenzione soprattutto in chiave di miglioramento, di adeguamento alle dinamiche del mercato del lavoro, di nuove opportunità e di emergenti sfide. Margini notevoli di innovazione vi sono certamente nel supporto al matching domanda-offerta, nei progetti sperimentali di lavoro stagionale o di stage formativi, nell’ideazione di servizi rivolti alle necessità strumentali (mobilità, mediazione, accompagnamento) per il mantenimento del lavoro, nella promozione dell’informazione sui sostegni per l’autoimprenditorialità.
Lo scenario atteso è un contesto in cui, oltre al miglioramento citato, si consolidi una rete di mutua collaborazione fra i servizi per l’impiego, le scuole, le aziende, al fine di facilitare l’avvicinamento e poi l’effettivo ingresso di persone con disabilità in azienda, nonché la loro successiva permanenza al lavoro anche con mediazioni e accompagnamenti. In particolare, in Piemonte esistono provvedimenti che già profilano questi scenari ma che hanno necessità di essere rafforzati, ricalibrati, orientati alle nuove istanze e alle nuove caratteristiche del mercato del lavoro.
Lo scenario atteso è un contesto in cui, oltre al miglioramento citato, si consolidi una rete di mutua collaborazione fra i servizi per l’impiego, le scuole, le aziende, al fine di facilitare l’avvicinamento e poi l’effettivo ingresso di persone con disabilità in azienda, nonché la loro successiva permanenza al lavoro anche con mediazioni e accompagnamenti. In particolare, in Piemonte esistono provvedimenti che già profilano questi scenari ma che hanno necessità di essere rafforzati, ricalibrati, orientati alle nuove istanze e alle nuove caratteristiche del mercato del lavoro.
Dalle statistiche Eurostat (su dati ISTAT 2024) il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-64 anni risulta per le persone con disabilità più che doppio di quello registrato tra le persone senza limitazioni (13,4% vs 6,4%). Forbice che si allarga se consideriamo la popolazione maschile: 14,2% per gli uomini con disabilità a fronte del 5,8% dei pari età senza limitazioni.
Ancora più penalizzante è il divario riferito alla disoccupazione di lunga durata, che è uno dei principali indicatori di sofferenza del mercato del lavoro, poiché misura la persistenza dello stato di disoccupazione. In Italia, il 65,9% dei disoccupati con disabilità è un disoccupato di lunga durata, a fronte del 51,7% dei disoccupati senza limitazioni, con scarti superiori registrati per la popolazione femminile (66,9% vs 50,7). Tali valori risultano sensibilmente più elevati di quelli riscontrati nell’UE (45,0% vs 31,1%), collocando il nostro Paese agli ultimi posti in Europa.
La XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/99 per il diritto al lavoro delle persone con disabilità (2025 su dati 2022-2023) calcola al 31 dicembre del 2023 uno stock di 880.997 iscritti alle liste del collocamento mirato, di cui 45.338 in Piemonte. Gli avviamenti presso datori di lavoro pubblici e privati registrano nel biennio considerato una crescita significativa, trainata dalle Regioni del Nord, che sancisce il superamento delle criticità legate alla fase pandemica. Rapportando gli avviamenti del 2023 (52.017) alle iscrizioni annuali (90.956) si osserva come il sistema sia riuscito a collocare oltre la metà della nuova domanda di lavoro (anche se i due aggregati non coincidono necessariamente, poiché una persona iscritta può risultare avviata anche negli anni successivi), confermando l’esistenza e il consolidarsi di un problema di disoccupazione di lunga durata. Ciò, nonostante si contino nelle imprese private e nel settore pubblico 178.328 posizioni scoperte rispetto alla quota di riserva.
Le assunzioni tramite collocamento mirato si attestano nel 2023 a 59.977 (di cui 3.129 in Piemonte), nel 58,2% dei casi a tempo determinato. Le risoluzioni si fermano invece a 33.091 nel settore privato (1.788 in Piemonte) e a 2.629 nel settore pubblico (100 in Piemonte), in calo rispetto alla precedente annualità.
Dati locali più aggiornati sull’occupazione delle persone con disabilità vengono forniti dalla Regione Piemonte. Nel 2024 le assunzioni/attivazioni hanno riguardato 5.651 lavoratori con disabilità (divisi esattamente a metà per genere): 3.973 per un’occupazione dipendente, 905 per esperienze lavorative (tirocini e lavori socialmente utili), 536 per lavori parasubordinati e 237 per altre tipologie di lavoro dipendente. Nello stesso anno le cessazioni dei rapporti di lavoro hanno tuttavia coinvolto 6.498 persone con disabilità (equamente distribuite per genere), evidenziando un saldo negativo.
Fonti:
Ancora più penalizzante è il divario riferito alla disoccupazione di lunga durata, che è uno dei principali indicatori di sofferenza del mercato del lavoro, poiché misura la persistenza dello stato di disoccupazione. In Italia, il 65,9% dei disoccupati con disabilità è un disoccupato di lunga durata, a fronte del 51,7% dei disoccupati senza limitazioni, con scarti superiori registrati per la popolazione femminile (66,9% vs 50,7). Tali valori risultano sensibilmente più elevati di quelli riscontrati nell’UE (45,0% vs 31,1%), collocando il nostro Paese agli ultimi posti in Europa.
La XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/99 per il diritto al lavoro delle persone con disabilità (2025 su dati 2022-2023) calcola al 31 dicembre del 2023 uno stock di 880.997 iscritti alle liste del collocamento mirato, di cui 45.338 in Piemonte. Gli avviamenti presso datori di lavoro pubblici e privati registrano nel biennio considerato una crescita significativa, trainata dalle Regioni del Nord, che sancisce il superamento delle criticità legate alla fase pandemica. Rapportando gli avviamenti del 2023 (52.017) alle iscrizioni annuali (90.956) si osserva come il sistema sia riuscito a collocare oltre la metà della nuova domanda di lavoro (anche se i due aggregati non coincidono necessariamente, poiché una persona iscritta può risultare avviata anche negli anni successivi), confermando l’esistenza e il consolidarsi di un problema di disoccupazione di lunga durata. Ciò, nonostante si contino nelle imprese private e nel settore pubblico 178.328 posizioni scoperte rispetto alla quota di riserva.
Le assunzioni tramite collocamento mirato si attestano nel 2023 a 59.977 (di cui 3.129 in Piemonte), nel 58,2% dei casi a tempo determinato. Le risoluzioni si fermano invece a 33.091 nel settore privato (1.788 in Piemonte) e a 2.629 nel settore pubblico (100 in Piemonte), in calo rispetto alla precedente annualità.
Dati locali più aggiornati sull’occupazione delle persone con disabilità vengono forniti dalla Regione Piemonte. Nel 2024 le assunzioni/attivazioni hanno riguardato 5.651 lavoratori con disabilità (divisi esattamente a metà per genere): 3.973 per un’occupazione dipendente, 905 per esperienze lavorative (tirocini e lavori socialmente utili), 536 per lavori parasubordinati e 237 per altre tipologie di lavoro dipendente. Nello stesso anno le cessazioni dei rapporti di lavoro hanno tuttavia coinvolto 6.498 persone con disabilità (equamente distribuite per genere), evidenziando un saldo negativo.
Fonti:
- Eurostat, Disability statistics - unemployment and people outside the labour force, URL: ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Disability_statistics_-_unemployment_and_people_outside_the_labour_force (consultato il 12/02/2026).
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”. Anni 2022 – 2023, Roma, 2025, URL: lavoro.gov.it/temi-e-priorita-disabilita-e-non-autosufficienza/focus/xii-relazione-al-parlamento-legge-68-1999, (consultato il 12/02/2026).
- Regione Piemonte, Osservatorio mercato del lavoro - Occupazione persone con disabilità, URL: servizi.piemonte.it/osservatori/oml/index.shtml
Le istanze sono in fase di aggiornamento
...saranno disponibili a breve
Focus 5
Diritto allo studio
Permangono tuttavia dei coni d’ombra, delle lacune e delle opportunità non sviluppate a sufficienza, soprattutto considerando che l’apprendimento e la formazione personale non si esauriscono a scuola, né in essa terminano. Oltre al miglioramento dei supporti all’inclusione esistenti, va rafforzato parallelamente l’accesso a percorsi ed esperienze formative e culturali anche informali, importantissimi per il bagaglio culturale, esperienziale e umano.
Le persone con disabilità, con tutte le differenze individuali, possono necessitare di particolari sostegni e mediazioni per la partecipazione a percorsi di educazione permanente, lingue, recitazione. E ancora corsi e percorsi di sostegno in specifiche materie, soluzioni e affiancamento allo studio in presenza di significative menomazioni sensoriali, avvicinamento a software e hardware propedeutico o ancillare allo studio. Obiettivi e istanze che possono essere raggiunti solo in stretta sinergia fra tutti gli attori, istituzionali e non.
Le persone con disabilità, con tutte le differenze individuali, possono necessitare di particolari sostegni e mediazioni per la partecipazione a percorsi di educazione permanente, lingue, recitazione. E ancora corsi e percorsi di sostegno in specifiche materie, soluzioni e affiancamento allo studio in presenza di significative menomazioni sensoriali, avvicinamento a software e hardware propedeutico o ancillare allo studio. Obiettivi e istanze che possono essere raggiunti solo in stretta sinergia fra tutti gli attori, istituzionali e non.
Secondo il Rapporto ISTAT sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità (a.s. 2023-2024) sono 246mila gli insegnanti per il sostegno impiegati nelle scuole italiane. Di questi più di 66mila (il 27%) sono stati selezionati dalle liste curricolari, sono cioè docenti che non hanno una formazione specifica per supportare l’alunno con disabilità, a cui si ricorre per far fronte alla carenza di figure specializzate. Tale fenomeno, seppure in diminuzione, è ancora molto frequente nelle Regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curricolari che svolge attività di sostegno si attesta al 38%, a fronte del 13% registrato nelle scuole del Mezzogiorno.
L’elevato turnover del personale mette a rischio la costruzione di quella relazione educativa stabile che è alla base di ogni processo di apprendimento, specialmente per gli alunni con disabilità intellettive o relazionali. Il 57% degli studenti con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente, a cui si aggiunge un ulteriore 8,4% degli studenti che ha subito un cambio di docente durante lo stesso anno scolastico.
Al Nord solo il 44,2% degli edifici scolastici è accessibile agli studenti con disabilità motoria (un valore ancora basso seppur superiore alla media nazionale del 40,5%). Critico è l’accesso per le persone con disabilità sensoriali: solo il 19,9% delle scuole settentrionali dispone di segnali visivi per studenti con sordità o ipoacusia (16,7% nella media italiana); e lo 0,9% è dotato di mappe a rilievo e percorsi tattili per ciechi e ipovedenti (1,1% a livello Italia).
Sul fronte tecnologico, in Italia solo in una scuola su quattro (23%) tutti gli insegnanti per il sostegno hanno frequentato, nel corso della loro carriera, almeno un corso di formazione sulle tecnologie educative necessarie per predisporre una didattica personalizzata. Inoltre, l’uso di questi strumenti da parte degli insegnanti risulta poco frequente: solo nella metà delle scuole tutti gli insegnanti per il sostegno utilizzano la tecnologia a supporto della didattica inclusiva e solo nel 7% delle scuole tutti gli insegnanti curricolari predispongono materiale accessibile avvalendosi di nuove tecnologie.
Gli alunni con disabilità trascorrono la maggior parte del loro tempo a scuola con i compagni all’interno della classe (29 ore settimanali), mentre svolgono attività didattica da soli con l’insegnante per il sostegno per un numero residuale di ore (2,9 ore settimanali). Se l’alunno presenta necessità di supporti intensivi, il numero di ore di didattica trascorse fuori dalla classe aumenta considerevolmente (7,3 ore settimanali), con differenze territoriali rilevanti (il Nord con 9,4 ore, il Mezzogiorno con 5,3 ore).
La maggior parte degli alunni con disabilità che frequentano gli ultimi tre anni delle scuole secondarie di secondo grado (87%) ha partecipato alla formazione scuola-lavoro (ex PCTO). Tra questi, il 50% ha preso parte a percorsi in azienda o in cooperativa, mentre il 39% ha seguito un percorso di tipo scolastico, il restante 11% ha frequentato corsi di altro tipo. Il percorso aziendale è più utilizzato nelle scuole del Nord, dove coinvolge il 61% degli studenti.
Nell’ultimo anno scolastico solo il 49,7% degli studenti ha partecipato alle gite con pernottamento, il 49,3% alle attività extrascolastiche, come laboratori artistici e teatrali, e appena il 20,8% alle attività sportive extracurricolari. Al contrario si è registrata un’ottima partecipazione alle uscite didattiche giornaliere (90,4%) e all’educazione motoria (93,3%)
Le statistiche Eurostat (su dati ISTAT 2024) relative all’abbandono scolastico precoce (early leavers) indicano che, sebbene l’Italia stia migliorando (9,8%), il divario tra persone con e senza disabilità rimane estremamente ampio: il 37,4% delle persone tra i 18 e i 24 anni con disabilità ha abbandonato precocemente gli studi a fronte del 9,3% registrato tra i pari età senza limitazioni.
Il 74,4% dei giovani con disabilità di età compresa tra 18 e 29 anni non lavora, non studia e non frequenta corsi di formazione (60,1% nella media UE), a fronte del 17,5% dei giovani senza limitazioni della stessa fascia di età.
Infine, un livello di istruzione elevato (corrispondente ai percorsi post-diploma e universitari) è stato conseguito dal 6% delle persone con disabilità di età compresa tra i 25 e i 64 anni, a fronte del 23,3% delle persone senza limitazioni.
Fonti:
L’elevato turnover del personale mette a rischio la costruzione di quella relazione educativa stabile che è alla base di ogni processo di apprendimento, specialmente per gli alunni con disabilità intellettive o relazionali. Il 57% degli studenti con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente, a cui si aggiunge un ulteriore 8,4% degli studenti che ha subito un cambio di docente durante lo stesso anno scolastico.
Al Nord solo il 44,2% degli edifici scolastici è accessibile agli studenti con disabilità motoria (un valore ancora basso seppur superiore alla media nazionale del 40,5%). Critico è l’accesso per le persone con disabilità sensoriali: solo il 19,9% delle scuole settentrionali dispone di segnali visivi per studenti con sordità o ipoacusia (16,7% nella media italiana); e lo 0,9% è dotato di mappe a rilievo e percorsi tattili per ciechi e ipovedenti (1,1% a livello Italia).
Sul fronte tecnologico, in Italia solo in una scuola su quattro (23%) tutti gli insegnanti per il sostegno hanno frequentato, nel corso della loro carriera, almeno un corso di formazione sulle tecnologie educative necessarie per predisporre una didattica personalizzata. Inoltre, l’uso di questi strumenti da parte degli insegnanti risulta poco frequente: solo nella metà delle scuole tutti gli insegnanti per il sostegno utilizzano la tecnologia a supporto della didattica inclusiva e solo nel 7% delle scuole tutti gli insegnanti curricolari predispongono materiale accessibile avvalendosi di nuove tecnologie.
Gli alunni con disabilità trascorrono la maggior parte del loro tempo a scuola con i compagni all’interno della classe (29 ore settimanali), mentre svolgono attività didattica da soli con l’insegnante per il sostegno per un numero residuale di ore (2,9 ore settimanali). Se l’alunno presenta necessità di supporti intensivi, il numero di ore di didattica trascorse fuori dalla classe aumenta considerevolmente (7,3 ore settimanali), con differenze territoriali rilevanti (il Nord con 9,4 ore, il Mezzogiorno con 5,3 ore).
La maggior parte degli alunni con disabilità che frequentano gli ultimi tre anni delle scuole secondarie di secondo grado (87%) ha partecipato alla formazione scuola-lavoro (ex PCTO). Tra questi, il 50% ha preso parte a percorsi in azienda o in cooperativa, mentre il 39% ha seguito un percorso di tipo scolastico, il restante 11% ha frequentato corsi di altro tipo. Il percorso aziendale è più utilizzato nelle scuole del Nord, dove coinvolge il 61% degli studenti.
Nell’ultimo anno scolastico solo il 49,7% degli studenti ha partecipato alle gite con pernottamento, il 49,3% alle attività extrascolastiche, come laboratori artistici e teatrali, e appena il 20,8% alle attività sportive extracurricolari. Al contrario si è registrata un’ottima partecipazione alle uscite didattiche giornaliere (90,4%) e all’educazione motoria (93,3%)
Le statistiche Eurostat (su dati ISTAT 2024) relative all’abbandono scolastico precoce (early leavers) indicano che, sebbene l’Italia stia migliorando (9,8%), il divario tra persone con e senza disabilità rimane estremamente ampio: il 37,4% delle persone tra i 18 e i 24 anni con disabilità ha abbandonato precocemente gli studi a fronte del 9,3% registrato tra i pari età senza limitazioni.
Il 74,4% dei giovani con disabilità di età compresa tra 18 e 29 anni non lavora, non studia e non frequenta corsi di formazione (60,1% nella media UE), a fronte del 17,5% dei giovani senza limitazioni della stessa fascia di età.
Infine, un livello di istruzione elevato (corrispondente ai percorsi post-diploma e universitari) è stato conseguito dal 6% delle persone con disabilità di età compresa tra i 25 e i 64 anni, a fronte del 23,3% delle persone senza limitazioni.
Fonti:
- ISTAT, L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità - Anno Scolastico 2024/2025, Roma, 16 dicembre 2025, URL: istat.it/wp-content/uploads/2025/03/Alunni-con-disabilita-as-23-24.pdf (consultato l’11/02/2026).
- Eurostat, Disability statistics - access to education and training, URL: www.ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Disability_statistics_-_access_to_education_and_training#Educational_attainment (consultato l’11/02/2026).
Le istanze sono in fase di aggiornamento
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Focus 6
Curare e curarsi
È necessario profilare e poi assicurare soluzioni organizzative e formative orientate a garantire, ad esempio, l’accesso e la fruizione di consultori, ambulatori anche privati; pure con interventi di mediazione per l’accesso, l’accompagnamento, la comprensione di azioni di prevenzione primaria e secondaria, anche con attenzione alla medicina di genere. Ma ancora: promuovere la ricerca e l’adozione di strumentazione e soluzioni per la diagnosi che divenga possibile anche in presenza di severe limitazioni. E da ultimo: favorire i servizi di accoglienza e orientamento ospedaliero e promuovere servizi e sostegni alle famiglie in costanza di ricovero, con garanzia di prossimità.
Lo scenario atteso è un contesto in cui siano realizzate soluzioni di accompagnamento e di mediazione, ma anche strumentali, che consentano l’accesso reale e consapevole ai servizi sanitari e riabilitativi, anche in presenza di significative compromissioni, superando ostacoli tecnici e organizzativi, in situazione di pari opportunità con qualsiasi altro cittadino. In Piemonte, l’approvazione del nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale 2025-2030 e il tempestivo recepimento del D.Lgs 62/2024 (tramite D.G.R. 29 settembre 2025, n. 21-1613) hanno formalmente ridefinito l’architettura del welfare sanitario, sancendo il passaggio al paradigma bio-psico-sociale. Tali presidi normativi non rappresentano più una mera base di riflessione, ma costituiscono la cornice giuridica ineludibile per garantire l’effettiva esigibilità del “Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato” e dell’istituto dell’accomodamento ragionevole sul versante della complessa presa in carico della non autosufficienza.
Lo scenario atteso è un contesto in cui siano realizzate soluzioni di accompagnamento e di mediazione, ma anche strumentali, che consentano l’accesso reale e consapevole ai servizi sanitari e riabilitativi, anche in presenza di significative compromissioni, superando ostacoli tecnici e organizzativi, in situazione di pari opportunità con qualsiasi altro cittadino. In Piemonte, l’approvazione del nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale 2025-2030 e il tempestivo recepimento del D.Lgs 62/2024 (tramite D.G.R. 29 settembre 2025, n. 21-1613) hanno formalmente ridefinito l’architettura del welfare sanitario, sancendo il passaggio al paradigma bio-psico-sociale. Tali presidi normativi non rappresentano più una mera base di riflessione, ma costituiscono la cornice giuridica ineludibile per garantire l’effettiva esigibilità del “Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato” e dell’istituto dell’accomodamento ragionevole sul versante della complessa presa in carico della non autosufficienza.
Lo scenario sanitario nazionale è segnato da una crescente difficoltà di accesso alle prestazioni, che colpisce in misura più significativa le persone con disabilità.
L’ottavo Rapporto della Fondazione GIMBE (2025 su dati ISTAT 2024) conferma un trend critico: in Italia la spesa sanitaria privata (out-of-pocket) ha raggiunto la cifra record di 41,3 miliardi di euro, costringendo ormai un italiano su 10 a rinunciare alle cure per motivi economici o per le lunghe liste d’attesa. Il dato diventa ancora più significativo se disaggregato per disabilità. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (2025 su dati ISTAT 2023), le persone con limitazioni (gravi e non gravi) che rinunciano agli accertamenti diagnostici di cui avrebbero bisogno sono circa tre volte le persone senza limitazioni (9,7% vs 3,6%), e sono circa due volte e mezzo quelle che rinunciano a visite specialistiche pur avendone bisogno (15,6% vs 6,5%).
Per le persone con disabilità, le barriere non sono solo economiche, ma anche strutturali e organizzative. In assenza di dati aggiornati, l’indagine promossa dalla cooperativa sociale Spes contra spem con l’Osservatorio Nazionale sulla Salute (2016) rimane il riferimento principale per fotografare le barriere sanitarie esistenti. Solo in poco più di un terzo delle strutture ospedaliere (36,0%) è previsto un percorso prioritario per i pazienti con disabilità. Nessuna struttura ha mappe a rilievo per ciechi, mentre solo il 10,6% è dotato di percorsi tattili. I display luminosi per permettere la lettura a persone sorde sono presenti nel 57,8% degli ospedali. Solo il 12,4% dei Pronto Soccorso ha locali o percorsi adatti per visitare pazienti con disabilità intellettiva, percentuale che sale al 21,7% se si considerano invece gli ambulatori e i reparti delle strutture.
Fonti:
L’ottavo Rapporto della Fondazione GIMBE (2025 su dati ISTAT 2024) conferma un trend critico: in Italia la spesa sanitaria privata (out-of-pocket) ha raggiunto la cifra record di 41,3 miliardi di euro, costringendo ormai un italiano su 10 a rinunciare alle cure per motivi economici o per le lunghe liste d’attesa. Il dato diventa ancora più significativo se disaggregato per disabilità. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (2025 su dati ISTAT 2023), le persone con limitazioni (gravi e non gravi) che rinunciano agli accertamenti diagnostici di cui avrebbero bisogno sono circa tre volte le persone senza limitazioni (9,7% vs 3,6%), e sono circa due volte e mezzo quelle che rinunciano a visite specialistiche pur avendone bisogno (15,6% vs 6,5%).
Per le persone con disabilità, le barriere non sono solo economiche, ma anche strutturali e organizzative. In assenza di dati aggiornati, l’indagine promossa dalla cooperativa sociale Spes contra spem con l’Osservatorio Nazionale sulla Salute (2016) rimane il riferimento principale per fotografare le barriere sanitarie esistenti. Solo in poco più di un terzo delle strutture ospedaliere (36,0%) è previsto un percorso prioritario per i pazienti con disabilità. Nessuna struttura ha mappe a rilievo per ciechi, mentre solo il 10,6% è dotato di percorsi tattili. I display luminosi per permettere la lettura a persone sorde sono presenti nel 57,8% degli ospedali. Solo il 12,4% dei Pronto Soccorso ha locali o percorsi adatti per visitare pazienti con disabilità intellettiva, percentuale che sale al 21,7% se si considerano invece gli ambulatori e i reparti delle strutture.
Fonti:
- Fondazione GIMBE, 8° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale, Bologna, 8 ottobre 2025, URL: salviamo-ssn.it/8-rapporto (consultato l’11/02/2026).
- Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, Rapporto Osservasalute 2025, Milano, 2025, URL: osservatoriosullasalute.it/osservasalute/rapporto-osservasalute-2025 (consultato l’11/02/2026).
- Spes contra spem e Osservatorio Nazionale sulla Salute, Indagine conoscitiva sui percorsi ospedalieri per le persone con disabilità, Roma, 2016, URL: spescontraspem.it/wp-content/uploads/2018/04/Indagine-conoscitiva-sui-percorsi-ospedalieri-delle-persone-con-disabilita.pdf (consultato l’11/02/2026).
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